Segretariato Generale della Formazione

 

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Il Segretariato generale della formazione (SGF), insieme al Consiglio internazionale della formazione (CIF), è un organismo della Curia generale, che collabora con il Ministro generale e il suo Consiglio in tutto ciò che riguarda la formazione iniziale e permanente e i centri di studio dell’Ordine (cfr Cost 25,7).

Il CIF si riunisce una volta all’anno, preferibilmente di novembre, per coordinare le varie attività di formazione e mettere in contatto le differenti giurisdizione con il SGF.

È impressionante tutto quello che si fa a livello di formazione: dedizione dei frati più preparati e capaci, investimento nella formazione dei formatori e nelle strutture, programmi, progetti, ecc. Quello che si fa è giusto, perché il presente e il futuro del nostro Ordine e il servizio alla Chiesa e al mondo dipende dalla qualità della nostra formazione; però ci sono ancora delle cose che possiamo migliorare: i programmi della FP, la formazione dei nostri formatori, i criteri di discernimento vocazionale, la collaborazione tra le diverse circoscrizioni, la riorganizzazione della formazione speciale, etc.

Il Ministro Generale, nel nostro primo incontro di due anni fa, ci ha trasmesso le sue preoccupazioni: la formazione dei formatori, in modo particolare quelli dell’Africa e anche quelli dell’Asia, la formazione umana dei frati, specialmente nell’ambito della sessualità (con i riferimenti espliciti alla problematica degli abusi sessuali), e il desiderio di portare avanti la Ratio Formationis Ordinis.

 

Sulla centralità della formazione

La velocità dei cambiamenti socio-culturali e anche ecclesiali ci chiedono una formazione più esigente e più accurata. Capire i nuovi problemi del mondo, essere consapevoli delle proprie difficoltà per vivere con senso la nostra vita, accompagnare le nuove problematiche antropologiche, diventa ogni giorno più impegnativo.

Proporre corsi e diverse attività va bene, ma sembra insufficiente. Abbiamo bisogno di una politica nell’ambito della formazione, capace di produrre cambiamenti strutturali. Queste politiche concrete, frutto di una riflessione senza fretta, vengono accompagnate da una metodologia concreta, più precisa nella sua programmazione, con i suoi obiettivi concreti, criteri di valutazione e anche dei tempi e dei responsabili della verifica di ogni programma e progetto.

Quali politiche concrete? La collaborazione nei progetti formativi nelle diverse circoscrizioni, nelle case di formazione, nei centri teologici. Cambiare la politica delle borse di studio; fare una mappa dei bisogni istituzionali. Mettere insieme le persone che possano portare avanti nuovi progetti di formazione umana, francescana e teologica, etc.

 

Sulla formazione, la cultura e l’interculturalità

Forse, la parola più sentita in questo sessennio è la parola: interculturalità. Basta pensare all’ultimo incontro a Fatima e anche alla proposta di ristrutturazione del nostro Collegio Internazionale. Ma sappiamo che l’interculturalità è molto esigente e non basta mettersi a vivere insieme, bisogna proprio un vero e autentico processo formativo. Bisogna riflettere e mettere in atto programmi concreti capaci di consentire la tolleranza, vivere la propria identità culturale senza prepotenza e senza complesso d’inferiorità, con capacità di riconoscere l’altro, apertura per integrare la novità vissuta e creatività per offrire i propri valori culturali agli altri.

Non ci possiamo permettere di pensare soltanto alla gestione professionale degli spazi religiosi. La gente non si trova come una volta in questi spazi. La dimensione religiosa dell’essere umano si nasconde in altri spazi sociali e culturali. La nostra formazione ci deve aiutare a interagire nella cultura e stabilire dei rapporti con tutti i tipi di persone, sempre con la capacità di creare strade alternative e anche di indicare, criticamente, tutto quello che non va all’interno delle nostre culture.

 

Sugli abbandoni

Sappiamo che i frati non sono numeri di una statistica. Dietro i numeri dei frati che lasciano la nostra vita, ci sono tante situazioni di sofferenza e anche di disorientamento. Forse, insieme alla Procura Generale, dobbiamo stare più attenti a questi dati: quale età, quale provincia, in quale momento del processo formativo, in quali circostanze, e anche per quali motivi.

Tocca a noi verificare se la formazione ricevuta arriva alla struttura affettiva dei frati, se la formazione francescana sostiene abbastanza la propria identità carismatica in modo di sapere chi si è e chi si vuole essere, e se la formazione ci offre degli strumenti per discernere criticamente e creativamente le priorità nella nostra missione, aiutandoci ad uscire dell’autoreferenzialità e dal troppo narcisismo spirituale.

Ogni frate che ci lascia o che perdiamo per strada, diventa una domanda sul senso della nostra vita. Bisogna avere coraggio per rimanere con gli occhi e le orecchie aperte.


La nostra missione

Rafforzare le relazioni fra il Consiglio internazionale della formazione (CIF) e il Segretariato generale della formazione (SGF), che è accompagnato da vicino dal fratello Ministro generale e dal suo Definitorio, specialmente da fr. Sergio il Definitore generale, nostro specifico accompagnatore.

Creare canali di informazione e di partecipazione con particolare attenzione alle questioni riguardanti la creazione di un Programma di formazione (Ratio Formationis), che garantisca gli aspetti fondamentali della nostra comune identità nel rispetto della diversità culturale.

Aiutare le nuove giurisdizioni ad attualizzare il programma di formazione iniziale e le giurisdizioni più adulte a cercare nuovi metodi di rinnovamento della formazione permanente.

Condurre corsi formativi in aree dell’Ordine geograficamente differenti centrati sulle seguenti dimensioni: formazione francescana e spirituale, formazione umana e psicologica e realtà socio-politiche, culturali ed economiche del nostro mondo.

Accompagnare i Segretariati provinciali della formazione attraverso i membri del Consiglio internazionale della formazione, per venire a conoscenza delle loro iniziative, aiutarli nelle loro difficoltà e appoggiarli con la guida data dal Consiglio generale.

Con l’assistenza del fratello Ministro generale e del suo Consiglio identificare le nostre comuni esigenze formative e le nostre risposte comuni e farle conoscere e ricordarle spesso ai frati.

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